PokerSportivo: Due chiacchere con Alberto “grandealba” Russo

PokerSportivo: Due chiacchere con Alberto “grandealba” Russo

Lo scorso settembre, durante la seconda tappa del Campionato di Texas a San Remo, veniva presentato al pubblico degli appassionati il numero zero della prima rivista di poker in italiano: Card Player Italia. Abbiamo incontrato Alberto Russo, direttore editoriale di CPI per farci raccontare com’è nato il progetto.

“Ero in Spagna per il blog della prima tappa dello European Poker Tour, quando ricevetti una telefonata della mia ragazza che mi avvertiva che Luca Pagano aveva saputo che ero lì e voleva vedermi al più presto per parlarmi di un progetto importante” racconta Alberto. “Ci incontrammo dopo un paio d’ore direttamente nel suo appartamento a Barcellona. Mi disse che Max Pescatori aveva acquisito i diritti per l’Italia del colosso americano Card Player Media e che insieme avrebbero presto realizzato la prima rivista di Poker in Italia. Fu subito molto diretto, voleva che fossi io ad occuparmi della parte editoriale e mi assicurò che erano coinvolte altre persone in gamba per ricoprire gli altri ruoli fondamentali. Naturalmente ero entusiasta della cosa e quella sera stessa cominciammo a gettare le basi del progetto”.



PS: Si potrebbe dire che sei stata la persona giusta al momento giusto, perché Pagano pensò proprio a te?

AR: Da circa un anno mi occupavo di poker a tempo pieno. Poco come giocatore ma molto attivamente come “divulgatore”. Ho avuto la fortuna di appassionarmi al poker proprio nel momento in cui stava nascendo l’interesse qui in Italia e di incontrare persone a cui piaceva il mio modo di comunicare. Avevo conosciuto Luca in un torneo ad Amalfi, ai tempi ero l’amministratore di Assopoker.com uno dei più importanti portali web sul Poker, e realizzai una simpatica intervista doppia tra lui e Dario Alioto che divenne molto popolare su internet. Con Luca abbiamo sempre avuto un feeling particolare, lui è da sempre il giocatore italiano più rappresentativo, ci incontravamo spesso ai tornei in giro per l’Europa e non mancavamo mai di scambiarci complimenti, io per i suoi risultati e lui per il mio lavoro. Spesso ci siamo detti che prima o poi avremmo finito per lavorare insieme.


PS: Conoscevi già anche Max Pescatori?

AR: Avevo scambiato con lui solo un paio di mail, quando pubblicai sul sito la sua biografia nella sezione dei campioni e quando salì nono nella classifica mondiale dei giocatori di poker. Max vive in America e difficilmente veniva in Europa prima della nascita della rivista. Per me era un’icona prima ancora di vincere il braccialetto alle WSOP, incarna davvero il sogno di ogni pokerista, che molla tutto, parte per Las Vegas e giorno dopo giorno si trasforma in un campione. Ricordo ancora la prima volta che Luca me lo presentò in una conference call, fu un’emozione fortissima sentire le sue parole: “Benvenuto a bordo, Luca mi ha parlato molto bene di te, sono felicissimo che tu sia dei nostri”. Per un appassionato del mondo del poker credo sia veramente il massimo sentirsi dire una cosa del genere.

PS: La vostra è una rivista solo in abbonamento, come Card Player Usa. Avete preso in considerazione l’ipotesi di uscire in edicola?
AR: Certamente sì. Ma la nostra filosofia è quella di fare un piccolo passo per volta. Per farvi un esempio, siamo partiti con 48 pagine e già dal secondo numero siamo passati a 68 perché ci siamo accorti di poterle gestire. Molte persone lavorano dietro le quinte del progetto Card Player italia. Primi fra tutti Marco Melai e Alessandro Tajana, le menti imprenditoriali che regolano le strutture economiche di CPI. Stiamo parlando di persone che provengono da un background socio-lavorativo comune davvero a pochi: hanno lavorato in Disney, Coca Cola, Virgin e Heyneken solo per citarne alcune. Quando loro decideranno che sarà il momento di andare in edicola potete star certi che sarà la mossa giusta.

PS: Per concludere, il Poker in Italia sta vivendo una crescita a dir poco esponenziale, cosa ti ti aspetti che accada in un futuro non troppo lontano?
AR: Non è semplice dirlo. Molte cose lasciano intendere che ci sarà un’apertura da parte delle istituzioni per il riconoscimento del Poker a livello sportivo, per intenderci il Poker in formula di torneo. La FIGP (Federazione Italiana Poker Sportivo), della quale io sono delegato regionale del Lazio, sta lavorando proprio in questa direzione. La cosa che mi auguro più di tutte è quella che credo si augurano tutti gli appassionati e cioè che non si finisca per “smembrare” il movimento del Poker in Italia con piccole battaglie di potere ma al contrario si riesca a trovare il modo di procedere uniti nell’interesse comune.
Insomma se anche due riviste come Card Player Italia e Poker Sportivo che apparentemente potrebbero sembrare “concorrenti” riescono a darsi voce l’un l’altra come stiamo facendo noi in questo momento (e come facciamo da sempre visto il rispetto e la fiducia che lega i corrispettivi gruppi editoriali e i singoli che lavorano all’interno), direi che anche le associazioni potrebbero seguire il nostro esempio e capire che la strada da seguire deve necessariamente essere quella della collaborazione. Solo in questo modo si potrà riuscire a far emergere l’immagine di un Poker pulito, svincolato dagli interessi economici e personali. In due parole, il Poker che piace a tutti noi.

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