Ept Dublino, 3 Novembre 2007. Annette si alza in piedi e si allontana un pochino dalla sua sedia. Sono passate da qualche minuto le nove di sera. Beve un bicchiere d’acqua, sembra un po’ agitata. Non è da lei. Continua a guardare il suo avversario. Dopo quattro giorni di torneo sono rimasti solo loro due al tavolo. E’ sempre stata tra i chipleader del torneo Annette. Ha eliminato quantità industriali di giocatori. Ha mandato in tilt decine di professionisti. Ora però è visibilmente provata. Deve prendere una decisione importante Annette. Deve decidere se chiamare l’allin del suo avversario o se foldare la sua coppia servita di sette.
Le passano per la testa le immagini di un’altra serata, giusto un mese prima, quando il mondo è impazzito per lei mentre veniva incoronata la prima campionessa del mondo WSOP a Londra. L’unica, 19 anni, la più giovane campionessa del mondo Annette. Quel braccialetto per lei è valso anche di più dei 2 milioni di dollari che si è portata a casa.
Ma non serve a nulla pensarci adesso, ora Annette deve solo decidere se chiamare quell’allin con quell’insidioso 10 sul flop. Possibile che l’avversario abbia rilanciato proprio con un 10 in mano? E’ tutta la serata che questo sconosciuto la infastidisce, sembra quasi la sua bestia nera.
Annette pensa a quando sono rimasti in 5 o 6 e quel tizio è andato allin con JQ. Lei lo ha chiamato da chipleader con AK ma il tizio ha raddoppiato ed è rimasto in gioco fino all’heads up. Se la sua mano avesse tenuto ora starebbe già posando per i fotografi.
Beve un altro bicchiere d’acqua Annette.
E’ stanca. Rimasti in due lei aveva quattro volte le chips che aveva l’avversario. Aveva giocato uno dei più bei suoi tornei. Aveva vinto centinaia di piatti senza mai andare allo showdown, proprio come quando ha vinto il torneo su PokerStars senza guardare le carte. Stessa tecnica, stessa strategia. Gioca sull’avversario Annette. Le carte le guarda di rado.
Ma ora non riesce proprio a staccare gli occhi dai suoi due sette.
Sembrano così solidi. Eppure per terra c’è un 10 che mette paura.
Il mondo la sta osservando febbricitante. Tutti i forum e tutti i blog del pianeta stanno parlando di lei da un paio di giorni e di quanto sia incredibile che a così breve distanza dall’incoronamento WSOP lei sia di nuovo lì, sul podio dell’Ept di Dublino.
Dopo i milioni di dollari guadagnati su internet, tutte le classifiche del mondo scalate, i centinaia di tornei vinti online, dopo essere diventata campionessa del mondo, dopo tutto questo lei è di nuovo lì. Il suo sponsor, Betfair, la guarda orgogliosa dagli spalti. Sanno di aver scelto la persona giusta, Annette è una macchina da guerra del poker. Annette non può fallire.
Conta di nuovo le sue chips Annette e chiede quanto c’è nel piatto.
Ritorna con la mente alle fasi iniziali dell’heads up. Pensava che finalmente fosse tutto finito quando con top pair ha chiamato i resti del suo ultimo avversario rimasto ormai short. Aveva di nuovo dimostrato al mondo che era la migliore, ma soprattutto aveva dimostrato ancora una volta che non servivano le carte per vincere un torneo, che gli altri cosiddetti “professionisti” dovrebbero farla finita di lamentarsi sempre perché non vedono carte buone. Dovrebbero imparare a fare come fa lei, dovrebbero imparare a guadagnarsi un vantaggio di chips tale da permettersi anche di essere “scoppiati” da qualche colpo sfortunato e rimanere ancora in gioco senza problemi.
Ma non era finita. La sua bestia nera aveva per l’ennesima volta centrato un punto migliore del suo. Tutto da rifare. Non può credere che l’highlander sia ancora vivo lì di fronte a lei. Non sarebbe giusto se vincesse lui, sarebbe come se Annette avesse imbucato le prime 8 biglie con dei colpi di sponda, ottavine reali e massè, e lui avesse imbucato solo la 9 ferma davanti alla buca d’angolo.
Annette ha preso la sua decisione. Non può credere che il tizio abbia centrato di nuovo l’unica carta che la batterebbe.
Annette fa call.
Annette perde l’heads up e arriva seconda all’Ept. E’ delusa. Sente dentro che vorrebbe scoppiare a piangere, ma sarebbero lacrime troppo diverse da quelle che ha versato un mese prima, per questo si trattiene. Non sono molte le foto dei due finalisti dove il secondo guarda a terra con la tristezza negli occhi. Se andassimo a cercarle in qualche vecchio giornale ingiallito, non solo di poker, sono sicuro che ne troveremmo ben poche.
E osservando bene quei visetti avviliti riconosceremmo certamente le facce giovani di personaggi divenuti col tempo dei grandissimi campioni.














