
Come i più attenti e smaliziati di voi ormai sapranno, da quest’anno è possibile seguire in diretta e gratuitamente il tavolo televisivo di ogni Ept andando sul sito www.eptlive.com e cliccando in alto sulla bandierina italiana per ascoltare il commento mio insieme ai giocatori italiani protagonisti del circuito, primi fra tutti Luca Pagano e Dario Minieri.
Dopo due orribili tappe di stop finalmente l’Eptlive è tornato sugli schermi dei pc con la Pokerstars Caribbean Adventure. In effetti dopo gli eccellenti esordi di Londra e Baden abbiamo dovuto sottostare ad una pausa forzata per assenza di telecamere nelle, ahimè, meravigliose tappe di Dublino e Praga. Abbiamo quindi purtroppo e dolorosamente tutti perso le immagini della mia beniamina Annette e del meraviglioso Gino Alacqua, entrambi runner-up dei sopraoscurati eventi.
Tuttavia il caldo clima delle Bahamas ha saputo ridonare vigore al mio povero cuore ormai ferito da cotanta e prolungata assenza dai microfoni e dal ticchettio melodico della inconfondibile ceramica delle chips firmate Pokerstars.
Dopo 3 aerei ed un viaggio durato quasi 24 ore arrivo finalmente all’Atlantis Resort di Nassau dove nemmeno posate le valigie mi attendono due inaspettate sorprese. La prima è l’amico Francesco Martini, col quale ho giocato spesso nei tornei romani, che ritrovo lì qualificato su Pokerstars insieme a Davide Sciabbarrasi, anche lui romano. La seconda sorpresa è la proposta di sponsorship che mi viene fatta per partecipare al side event da 2.000$ che ho accettato di buon grado. E l’investimento è anche andato a buon fine visto che su 244 partecipanti sono arrivato 10° (in realtà abbiamo splittato io e l’11° perché siamo stati eliminati in contemporanea ai nostri rispettivi tavoli mentre eravamo hand-for-hand). Un torneo davvero bello, di quelli che per qualità di field è quasi impossibile purtroppo trovarne fuori dalle mura Ept. Rispetto ed equilibrio sono la chiave di quel poker che ahimè dista anni luce dal nostro “Non importa quanto punti, ho un asso a colore ergo ti seguo fino alla morte”. Ed in effetti devo dire che nonostante il discreto risultato non credo di aver giocato il mio miglior poker. Soprattutto nelle fasi iniziali ho sofferto molto quella che ho battezzato ormai da tempo come RPS (Regressive Poker Syndrome): chi come me, per forza di cose, si ritrova a giocare molti tornei nei circoli spesso dovrà scontrarsi con la dura realtà di trovarsi di fronte ad un fervido panorama di calling station, contro i quali i rilanci o le entità delle puntate non ha quasi mai alcun senso. Al giocatore vero, non avendo più margine per il bluff o per difendersi dagli scoppi, non rimane che attendere passivamente di incastrare una qualche sorta di punto e overbettarlo per farselo pagare a dovere dal curioso calling station di turno. Dopo qualche decina di tornei si cade inevitabilmente nella sopracitata RPS, regredendo ad uno stato di videopokerbot umano che ha soppresso l’iniziativa per limitarsi all’attesa. Naturalmente questa è una strategia che difficilmente paga in un Ept, anche se si tratta di side event.
Dopo aver passato qualche livello a cercare timidamente di scrollarmi di dosso la RPS sono finalmente riuscito a trovare la mano che mi ha dato la forza di tornare al mio caro e vecchio poker: su un rilancio di 4BB di un mio pari stack sul quale mi trovavo in posizione di parola decido di fare call da middle position con 82off. Flop AQT. Lui esce puntando nuovamente 4BB, io penso un secondo e rilancio di circa 3 volte. Lui sbraita un pochino e folda mostrando JJ.
“Right fold” gli dico e in mente penso a quanti in Italia al circolo sotto casa mi avrebbero fatto instant call con scala ad incastro o peggio ancora pensando di essere buoni con la loro coppia di jack; se poi continuano a farti call fino al river (attenzione: mai raise, naturalmente sempre e solamente call!) e tu sei costretto a girare 82off ti sentirai anche dire: “ Beh, me lo sentivo che non avevi niente, ti avevo LETTO BENE”. Bravo, visto che sai leggere così bene, vatti a leggere Super System.
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