Ieri mattina ore 5.00 la sveglia ha suonato per ricordarmi di alzarmi, vestirmi e prendere il taxi che mi avrebbe portato all’aereoporto di Roma Fiumicino per il volo delle 6.55 per Torino.
Ancora con gli occhi abbottonati dal sonno prendo coscienza a malincuore che la tratta Boccea-Fiumicino (12 minuti netti a quell’ora) costa ben 48 euro di taxi – arrotondati a 50 con mancia da gran signore – a fronte dei 29 euro tasse incluse necessari per la tratta Roma-Torino in aereo. Rifletto qualche secondo e mi rispondo che effettivamente oggigiorno il cherosene costa meno della benzina, quindi nulla da eccepire sul conto, anzi saluto l’omino con un sorriso farfugliando un soffocato: “Dio tassista!“…
Nemmeno un’oretta di volo e – per la prima volta in vita mia – arrivo a Torino. All’aereoporto mi aspetta Marco Trucco, l’amico col quale condividerò le emozioni del viaggio in California, che mi ha invitato a stare un paio di giorni a casa sua prima di partire per gli States, tanto “la Francesca non c’è e possiamo fare quel cazzo che ci pare”. Sorry Fra, parole sue.
Fulcro nevralgico dell’esperienza torinese sarà il concerto di Bob Dylan previsto per la sera stessa. Marco è un grande fan di Dylan e io lo accompagno volentieri ad ascoltare un po’ di musica dal vivo anche se l’unica canzone che conosco è “Knocking heaven’s doors” che poi io -maledetta ignoranza- ho sempre pensato fosse davvero dei Guns’n’ Roses.
Non mi soffermerò troppo sulle due ore e mezza più lunghe e sofferte della mia vita (eppure ne ho avuto di brutte esperienze) a vedere un tizio che suona quasi di spalle sul palco canzoni che nemmeno i suoi fans più scatenati (ultrasessantenni…) riescono a cantargli dietro perchè lui ama farle ogni volta talmente diverse che per intenderci è come provare a cantare “Fratelli d’Italia” sulle note di “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù” e quando finisce il concerto se ne va senza manco salutare. Ma per dirla alla Trucco “Lui è fatto così, è un’artista puro, se ne frega di coinvolgerti, lui è lì per cantare e basta”. E allora lasciamolo lì da solo a cantare dico io e concludo con un verso fantozziano: “Il concerto di Bob Dylan è una CAGATA PAZZESCA!”-96 minuti di applausi.
Fortunamente il mio compagno di viaggi non è solo un amante di Dylan, Vinicio Capossela, Stefano Bollani (ma chi cazzo è?? lo conosce solo lui) e Paolo Conte, ma anche un ottimo conoscitore di Poker (fiiiiiiùùù, sospiro di sollievo..) e quando entro nella sua stanza trovo una libreria pokeristica degna di competere con la mia. Non solo scopro di non essere l’unico a possedere “Filosofia del poker” di Mercantini ma vedo con estremo piacere che Marco ha dei libri che io ancora non ho, primo fra tutti il libro di Gus Hansen “Every hand revealed“. Bloccate tutto. Fermatevi. Ho cominciato a leggerlo ed è sicuramente uno dei più bei libri mai scritti sul poker. La novità soprattutto. Gus Hansen ha analizzato una per una le 329 mani che ha giocato dalla prima fino all’ultima dell’heads-up quando ha vinto l’Aussie Millions Champion del 2007. In effetti era dall’Ept di Montecarlo della terza stagione che lo vedevo girare con un registratorino portatile e alla fine di ogni mano giocata si alzava e prendeva appunti vocali sulla mano. Ai tempi stavo facendo il blogger per Assopoker e avevo ipotizzato che stesse prendendo appunti sui giocatori che poi magari avrebbe annotato su carta a casa (tipo le note sui giocatori online). Invece lui stava registrando le mani dei tornei importanti aspettando di vincere il primo per far uscire il suo libro, del quale tra l’altro mi aveva già accennato nella prima intervista che gli feci a Copenhagen.
Comunque il libro è davvero una figata, lo consiglio a tutti gli appassionati di tornei, sono già arrivato circa a metà e conto di finirlo domani sull’aereo per San Francisco.
Tornati dal concerto ieri sera accendiamo subito il pc per sintonizzarci sul tavolo finale di Dario Minieri appena cominciato. Emozioni decisamenti forti, io e Marco eravamo lì davanti anche se stanchi morti. Un Dario Minieri incredibile, più forte che mai, che ha meritato alla stragrande questo fantastico primo braccialetto WSOP per lui. E poi solo a 5 giorni di distanza del grande bis di Max Pescatori che ha vinto il suo secondo braccialetto!
Un gioco impeccabile, ogni volta che la ESPN ci proponeva i grafici del chip count io e Marco rimanevamo a bocca aperta, grafici sempre in salita con dei picchi di down solo quando purtroppo i suoi avversari double-uppavano a sue spese e spesso con mani fortunose (tipo KT vs AK). Poi i re-reraise per terzo! Come dico sempre: non fatelo a casa!! Magnifico Darione, capace di fare le più belle value-bet della storia del poker, io sono innamorato del suo gioco e sono strafelice che abbia finalmente vinto il braccialetto, lo meritava davvero tantissimo.
By the way, mi sto dilungando e qui bisogna chiudere le valigie che stanotte si parte alla volta di Milano dove domattina presto ci aspetta l’aereo per Londra. Da lì poi ci imbarcheremo sul British Airways diretto a San Francisco dove prevediamo di arrivare poco dopo l’ora di pranzo locale. Sebring Cabrio da affittare e via verso la prima poker room disponibile dove passare la notte.
Buoni propositi della vacanza: giocare quante più sessioni notturne possibili, visitare tutte le bellezze californiane possibili, approdare a vegas i primi di luglio in tempo per seguire il Main Event.
Ora vi lascio anche perchè fra un po’ mi vedrò in televisione su Canale Italia e devo ancora chiudere le valigie. Un’ultima comunicazione di servizio per amici, parenti e chiunque abbia necessità di raggiungermi telefonicamente: il mio numero di cellulare americano è 001 – 617.943.3740.
Marco sta facendo le fragole con panna, mmmm, ok le valigie le chiudiamo dopo..!














