20 giugno 2008: siamo finalmente approdati in California!
Scendiamo dall’aereo e subito un’ottima sorpresa… la Sebring Cabrio che avevamo prenotato non è disponibile ma gentilmente la Dollar Car Rent ci viene incontro fornendoci allo stesso prezzo una Mustang rossa fiammante!!! Non male come inizio! Saltiamo dentro e attacchiamo subito il tomtom con mappe americane che Marco si è portato dall’Italia e sorpresa delle sorprese abbiamo anche l’attacco I-pod allo stereo… 3 fanstiq



Prima tappa San Francisco, una delle più affascinanti città degli states con le sue innumerevoli salite e discese (in ogni angolo si riconoscono immagini di films girati tra queste vie), ponti incredibili (a due piani, uno per ogni senso di marcia, e lunghi 6-7 km) e scorci mozzafiato sull’incantevole baia.

Figata assurda la Cable Car, una sorta di antico tram che viaggia tra le ripidissime salite e discese di San Francisco azionata da un meccanismo sotterraneo

Ieri abbiamo girato un po’ la città, tra i negozi del Soma e i ristorantini del Wharf, dove si sono insediati nell’ultimo secolo pescatori italiani praticamente tutti siciliani, anzi praticamente tutti parenti di Ryu…!




Addirittura questo si chiama ALIOTO FISH…! Ieri notte tra l’altro ho letto della nuova splendida prestazione di Dario, ancora a premio nelle WSOP sfiorando il secondo bracelet… well done bro!
Tra jet-lag e stanchezza cronica ieri sera io e Marco siamo crollati alle 10 di sera ma stamattina ci siamo svegliati belli freschi pronti per un breakfast rigorosamente americano:
uova, salciccia e caffè lungo nel primo diner bastardo che abbiamo trovato..!

Poi ci siamo diretti al molo per cercare di beccare un last-minute per la crociera ad Alcatraz visto che le prenotazioni online ci davano il tutto esaurito fino alla prossima settimana. Molto speranzosi ci avviciniamo alla biglietteria dove però un poco rassicurante cartello SOLD OUT ci abbassava le outs di riuscita del colpaccio al massimo ad un paio al flop. La bigliettaia ci si mette quasi a ridere in faccia e la nostra probabilità di chiudere il punto si riduce al monout al river quando il dealer ci gira una quinta carta insperata: un tizio ci dice che ha 2 biglietti da vendere e siccome deve scappare via ce li dà addirittura sottoprezzo a 40$ invece che 55$…!
What a river!
Ringraziamo lo sconosciuto benefattore e ci imbarchiamo per l’isola dell’ingiustizia, ex carcere di massima sicurezza dal quale mai nessuno è riuscito ad evadere (ma questo lo sapete già..!)




e curiosamente scopriamo anche che il corridoio che collega le due ale del penitenziario si chiama “CUTOFF”..! Non c’è che dire, qui in California tutto converge lì… nel Poker!
Dopo tanti segni del destino non potevamo non fare un salto nella vicina Oakland per una visita alla più famosa cardroom della città: l’Oaks Card Club.

Arriviamo per l’ora di cena e a malincuore scopriamo che si giocano solo tavoli LIMIT. Nè io nè Marco amiamo questa specialità ma la voglia di smanettare chips è tanta e così ci sediamo, giusto per scaldarci un po’. Io prendo posto ad un 3-6, cambio 100$ di posta. Odio il Limit e tra gli inevitabili scoppi da parte del calling station di turno chiudo per la pausa cena a quota 160$. Durante la cena decidiamo con Marco di mollare l’Oaks ed il suo sporco Limit e dirigerci verso “Da Joe Carciofo” (Artichoke Joe’s) nella non troppo distante San Bruno.

Ci sediamo ad un 2$-2$ (dove però anche il bottone mette sempre 1$, qui è usanza..) entrambi con 150$. Il tavolo è decisamente strambo ed lo standard raise preflop è di 25$-35$. Giocare un pochino più tight ci appare come l’approccio più evidente per racimolare qualche soldino. Nella prima ora perdo circa mezza posta, e perdo anche Marco che, ignobilmente schioppato con AA e KK (rispettivamente da un gutshot chiuso al river e un colore al turn) decide che un meno 400$ per stanotte è sufficiente per alzare le tende. Io ricarico altri 150$ e mi porto così a circa 270$. Con una serie di call in posizione, a botte di 50$, con KT su un board T-high dove un ostinato ragazzo di colore tentava di far valere il suo T8 mi porto a circa 450$. Ingrano un pochino marcia e salgo pian piano a 650$. “Non male -penso- Un paio di giri, raggiungo Marco al bar e chiudiamo la giornata di svezzamento con un onesto +400$”.
Ma poi il fattaccio: il maniac più maniac tra i maniac del mio tavolo pensa bene da UTG di fare un modesto raise di 100$ sui bui 2$-2$. Foldano tutti tra le risate e io spillo QQ. Il maniaco ha perso milioni di poste e da poco aveva ricaricato circa 900$ (grazie governatore Swarznegger per non aver posto un tetto massimo di ricarica ai tavoli NL..!).
Un paio di mani prima mi era andato allin al river e l’avevo ripulito facendogli call con A-high. Rifletto e penso che solo AA e KK mi impensierirebbero davvero, se rilancio pot-committendomi il maniaco non è comunque così pazzo da giocarsi tutto con AK. Così opto per un bel reraise da 350$. Il tizio mi guarda e mi fa ”Cazzo, mica avrai davvero AA… vabbè io vado all-in” e pusha il restone da 900$. Io ho ancora 300$ dietro, ma non mi regge il cuore a foldare contro quell’assassino, considerando che le mani con le quali aveva fatto il giochetto erano sempre state di range decisamente ampio.
Faccio call e mi sfodera un KK che tiene fino alla fine.
Moooortooo! Ripuuuulito!!!
Indipendentemente dalla sua mano, a mente fredda forse era meglio buttarle via quelle donnacce senza nemmeno andarmi ad impelagare in un raise nè tantomeno in un fantomatico call. Ma il megapiatto da 1.300$ devo ammettere che mi ha annebbiato un pochino, o come direbbe un mio amico: “Me ero arapato..!”.
By the way, domani rotta verso Reno, una delle capitali del Poker qui in California, vediamo se riusciremo a fare di meglio!
Cercherò di aggiornare il blog tutti i giorni (sorry Cica..!) anche se non è semplice visto che già si dorme 4 ore a notte..! Ciao mamma! Ciao cicci!














