29 giugno: visita a Tijuana, in Mexico oltre la frontiera
Manu Chao cantava “Welcome to Tijuana: tequila, sex e marijuana”, ed in effetti vi posso assicurare che Tijuana è la città più malfamata che abbia mai visto. Per carità, è molto affascinante se si è avventurosi puri e se si amava il brivido del non sapere se tornerai a casa sulle tue zampe, ma non la consiglierei ai deboli di cuore o alle coppiette in vacanza. Arriviamo al confine tra Usa e Mexico nella cittadina di San Ysidro, lasciamo la macchina in un posteggio e facciamo i biglietti per arrivare alla “Frontera” che passeremo a piedi perchè in macchina è un bordello poi per rientrare.

Per l’occasione mi sono vestito in ciabatte, calzoncini e maglietta, con solo 100$ in tasca. Non voglio avere nulla che faccia scattare vaghe idee di possibili rapine, se proprio li vogliono che si fottano i miei 100$. Arriviamo al treno (ancora nel confine americano) e subito una combriccola di ragazzini ci si avvicina e ci offre ogni tipo di droga. Noi decliniamo, loro ci chiedono da dove veniamo, noi “Italia” e loro: “mmm venite dall’Italia e non avete dietro bagagli, borse, soldi, niente…”. Noi facciamo finta di non aver capito il loro spanglish e continuiamo a parlare delle cose nostre. “A ma, ma dove me stai a portà, siamo solo al confine e già ci vogliono ripulire” e lui con la solita calma da vacca indù: ” Ma dai sono ragazzini, cosa vuoi che facciano” e io “No Marco non m’aregge a lasciare la macchina qui con tutte le valigie e i computer dentro, andiamo fino alla frontiera e lasciamo la macchina in un Parking a pagamento”. Marco acconsente e così facciamo. Una volta parcheggiata l’auto in un garage ci incamminiamo verso la frontiera. Passiamo la frontiera e ci ritroviamo di colpo in Mexico, a Tijuana. Con un taxi raggiungiamo il centro e poi ci fermiamo a pranzare in un posto dove facevano vedere la finale degli europei. Vediamo la vittoria della Spagna e festeggiamo insieme ai messicani

Facciamo un giro per Tijuana e ci rendiamo conto che esistono solo pochi 3 di negozi: Madonnari (vendono immagini sacre che qui vanno un casino, dentro anche oggetti di culto di varia natura), i Barbieri (ce ne sono anche 4 negozi di fila attaccati, ne ho approfittato per tagliarmi i capelli per 3 euro) e naturalmente i Bordelli (credo che il 90% della popolazione femminile qui faccia il mestiere + antico del mondo).
Ci rendiamo conto anche di un’altra cosa: i turisti qui sono davvero pochissimi, credo di non averne visti proprio oggi qui, si vedono tutte persone del luogo o limitrofi. C’è un cambiamento drastico tra quello che c’è aldilà della frontiera americana e questo che sembra (o forse quasi lo è) un paese del terzo mondo.
Decidiamo che ora di andarcene e metterci in viaggio verso Palm Springs, nella quale comunque contiamo arrivare non prima di domani, ci fermeremo a dormire in un motel lungo l’autostrada.
Io ho acquisito un po’ più di sicurezza ma ancora nn mi fido di questo posto e non vedo l’ora di tornare in Usa. Chiamiamo un taxi, il tipo si accosta con macchina, Marco entra dietro a destra, io passo a sinistra, apro lo sportello e entro, allungo la mano per chiudere lo sportello ma un autobus ci viene addosso e fa andare in pezzi un finestrino. Porca merda!!! “Ecco che ci sparano” ho pensato. Il tassista comincia a sbraitare, l’autista dell’autobus pure e tutti additano me. Comincio a cagarmi nelle mutande. Ma Marco sbuca fuori dal taxi e con la sua solita calma da vacca indù dice: “La puerta era abierda, es culpa della corriera”. Il tipo comncia a sbraitare che ci sono 100$ di danni e qualcuno deve pagare. Passano 3 minuti in cui l’autobus continua a dire che vuole i soldi e il taxi continua a dire che gli li dobbiamo dare noi. Poi ci fa: “Va bene salite in macchina che vi porto alla frontera”. Io e Marco saliamo, lui sempre stile vacca-indù, io sempre stile vacca-gà. Facciamo tipo 500 metri e il tipo devia per una strada troppo malfamata, calcolate che giuro ai lati della strada per terra ci saranno stati quintali di mondezza dove decine di persone rovistavano. Il taxi si ferma e ci dice di scendere. Io ho pensato “Ecco che ci sparano“. Il tipo scende e fa cenno ad un negrone gigantesco di venire, quello arriva e io ho pensato “Ecco che ci spara“. Il taxista gli spiega la situazione, il negrone ci dice qualcosa sul fatto che è meglio pagare e non chiamare la polizia. Marco gli fa in spagnolo “non è stata colpa nostra, eravamo fermi e l’autobus ci è venuto addosso, fatteli dare da lui i 100$” e io pensavo “Marco tacci tua diamogli sti 100$ maledizione e andiamo via”. Il negrone comincia a contrattare e ci chiede 40$. E Marco “Non ti diamo una lira, non è colpa nostra” e io pensavo “Marco tacci tua diamogli sti maledetti 30 euri e andiamo via da sta merda..!”. Alla fine il tipo scende a 20$ e Marco ancora nn glieli vuole dare, sempre calmo come le vacchè indù. Io allora caccio fuori i soldi e faccio come per dire “la prego di accettare i 20$ esimio, ora le sarei grato se potessimo congedarci” sempre guardando per terra cercando di incrociarlo negli occhi. Sono una mammoletta lo ammetto. Oltre il confine mexicano, a Tijuana e in mezzo a questa gente sono la mammoletta delle mammolette, sono LA mammoletta per antonomasia.

Allora Marco alla fine cede e gli fa: “Va bene te li diamo i 20$, ma corsa compresa e solo quando arriviamo alla frontiera”, il negrone fa cenno di salire in macchina. Non ho mai detto tante preghiere e atti di dolore come durante i 5 minuti di taxi che dal quel momento ci dividevano dalla frontiera, continuavo a pensare “Ti prego Dio, fa che non ci sparino”. Il brutto è che non sapevano minimamente se la direzione del taxi fosse giusta o sbagliata, io facevo a Marco sottovoce “Ma è la direzione giusta per la frontiera” e lui “Cazzo ne so, ma perchè siamo risaliti? Potevamo prenderne un altro”. E lì io giù di ave maria grazia plena.
Miracolosamente, prova ne è che sto scrivendo il blog, ci hanno portato alla frontiera davvero e una volta lì hanno solo fatto il giochetto del 20$ che te lo scambiano velocemente col pezzo da 1$ e vogliono che gliene dai altri 19$. Ma Marco conosceva pure quello e scende dal taxi al volo, io rimango un nanosecondo col negrone che mi diceva “tira fuori i soldi e vedrai che ti sei sbagliato”, ma io l’unica cosa che ho tirato fuori è stato il mio culo da quel taxi e sono scappato dietro a Marco.
Tornare dall’altra parte della frontiera è stato davvero come tornare a casa.
Ora ci siamo fermati ad Alpine, a circa 3 ore di macchina da Palm Springs dove arriveremo domani per pranzo credo. Qui c’è un grosso centro commerciale dove vendono robba Nike a prezzi imbarazzanti, e di fronte abbiamo anche il casinò. Vediamo cosa ci riserva la notte… enjoy!















