Un paio di mesi fa sono stato invitato al Festival del Poker a Venezia per fare una piccola introduzione al film Regalo di Natale di Pupi Avati che veniva proiettato alla Casa del cinema in concomitanza agli eventi pokeristici di quella settimana. Arrivatagli la cosa allʼorecchio, il nostro direttore Impronti mi chiamò per propormi di intervenire anche alla conferenza stampa del giorno prima ed in particolare nella parte dallʼevocativo titolo: “Italiani: barbari o professionisti?”. Immediatamente declinai subito lʼinvito rispondendo scherzosamente: “Sei pazzo lol? Vuoi farmi scomunicare?”. Sì sì, dissi proprio “lol” che al giorno dʼoggi è di diritto diventato di uso comune e che mi auguro presto verrà anche aggiunto al Devoto-Oli. Rifiutai per pigrizia credo oppure per evitare di sollevare un polverone che magari poteva anche essere travisato e strumentalizzato. “Ma come, grandealba non è più dei nostri? Lui che ha sempre esaltato gli italiani nelle sue cronache e nei suoi articoli?”, ho immaginato che la gente si sarebbe fatta questo genere di domande o ancora “Non siamo la nazione arrivata per ultima e che sta conquistando torneo dopo torneo la gloria pokeristica?”. Oggi voglio accettare il rischio di diventare per un momento impopolare, deragliando dai miei schemi naturali del Politically Correct e affrontando un tema spinoso che non voglio più soffocare per timore di non essere capito. Cercherò di spiegarlo nel migliore dei modi e se qualcuno non condividerà sono pronto a tornare sullʼargomento ogni volta che lo riterrò opportuno. Eʼ il momento di dire le cose come stanno. Gli italiani sono un popolo meraviglioso quando è il momento di sostenere un connazionale o la squadra del cuore e, credetemi, nessuno lo sa meglio di me visto che questa indole patriottica è la vera linfa vitale delle mie dirette EptLive e IptLive. Hanno una tendenza genetica nel fare gruppo, nellʼessere campanilisti, nella necessità di avere dei miti da seguire e inseguire. Ingredienti esplosivi – nellʼaccezione più positiva del termine – che hanno alimentato il fenomeno del Texas Holdʼem da noi come in un nessun altro paese. Ma la crescita quantitativa deve necessariamente essere accompagnata anche da una crescita qualitativa se vogliamo davvero che porti qualcosa di buono. E qui scatta il rovescio della medaglia: lungi da me generalizzare, ma gli italiani sanno anche essere un popolo di barbari. Da circa un anno sono partite le concessioni sui siti .it e non ho ancora visto un accenno di miglioramento su quello che riesce a succedere nelle chat: sproloqui e insulti continui, offese talmente ricercate e fantasiose contro le quali nemmeno gli asterischi censori del software nulla possono. Il reraise è alla stregua di unʼoffesa personale ai propri genitori, lo scoppio al 5% è quello che ti meritavi per essere andato all-in, lʼuso del time bank è da codardi. Giocando un cash live in un casino qualche tempo fa sono inorridito: un italiano accanto a me in un tavolo di stranieri voleva che facessimo vedere di che pasta eravamo fatti noi italiani: “Questo continua a rilanciare, ancora non lʼha capito che non fa paura a nessuno! Ma che te rilanci, all-in tiè!”. Penso alla sacralità dei primi pokerini nel mio seminterrato dieci anni fa o dei continui “nice hand” dei circoli americani e mi chiedo se davvero questo è il poker che avrei voluto un giorno. La risposta è ovviamente no. Ho passato un paio dʼore a sentire le giustificazioni assurde di un ragazzo che dopo una giocata terribile in un torneo live continuava a sostenere che lui non era lì per il premio ma che avrebbe solo voluto scoppiare un professionista per raccontarlo agli amici che a casa lo avrebbero accolto come un idolo se ci fosse riuscito. Leggo ogni giorno nuove teorie ai limiti del patetico del tipo “il flop segue statisticamente un andamento carte alte/carte basse” e come grazie a questa intuizione il tipo sia riuscito a scalare le classifiche dei tornei online. Detto da uno che non vince nulla non mi avrebbe preoccupato più di tanto (dopo anni nei forum ne ho lette di tutti i colori) ma detto da chi è nella top five delle TLB mi lascia decisamente perplesso su quanto ne capiamo davvero di poker in Italia. Devo ammettere che la liquidità nazionale in questo non ci aiuta. Il giorno che le poker room potranno aprire il mercato italiano anche agli stranieri finalmente avremo la possibilità di metterci in discussione più seriamente e sicuramente potremo fare un deciso salto di qualità. Abbiamo un gran potenziale pokeristico nel nostro paese e lo abbiamo dimostrato più di una volta, cerchiamo ora di aggiustare il tiro e puntare anche ad una “cultura” del poker che sia fondata anche sul rispetto degli avversari e della natura stessa del gioco. Ne guadagneremmo come pokeristi. Ne guadagneremmo come italiani.














