3 dicembre 2009

Il Professional Poker Player

Oggigiorno sentiamo spesso parlare di Professional Poker Player o, per dirla all’italiana, Giocatore di Poker Professionista. Ma cos’è realmente un PPP? Iniziamo col dire che si possono identificare sotto questo nome diverse forme di professionismo, a volte completamente differenti tra loro.

Giocare per vivere

La forma più pura del termine PPP a mio avviso  rispecchia fedelmente la persona che “vive giocando a poker”, ovvero che guadagna il suo “stipendio” quasi esclusivamente giocando sui tavoli. Considerando le normali oscillazioni del bankroll il PPP Puro (potremo definirlo il PPPP!), proprio come un giocatore di borsa, reinveste costantemente una parte del suo capitale nella sua attività traendone un beneficio economico sul lungo periodo. Una parte del guadagno verrà impiegata per vivere e la restante continuerà ad accumularsi nel bankroll per essere nuovamente reinvestita.

Gli inizi del Professionismo

Prima dell’avvento del poker come lo conosciamo oggi (poker online, poker mediatico, grandi eventi) il giocatore professionista traeva il suo guadagno quasi esclusivamente dai tavoli cash. Almeno fino agli inizi degli anni 80 i tornei non erano così diffusi, e chi aveva scelto di campare giocando a poker non poteva fare altro che passare le sue nottate nei clubs e nelle cardroom. Negli anni settanta iniziarono le WSOP ma in forma molto diversa da come le conosciamo noi oggi e direi che erano per lo più una forma di competizione tra giocatori e facoltosi amici per decretare quale fosse il pokerista migliore. Nel ventennio tra gli anni ottanta e gli inizi del nuovo secolo il poker in America si era già ampiamente diffuso e i tornei divennero sempre più frequenti ma mi rimane ancora difficile credere che in quel periodo qualcuno potesse decidere di vivere solo di tornei, più che altro la cosa contribuì a diffondere il gioco e quindi a trovare sempre più persone disposte a confrontarsi anche ai tavoli cash, ergo più materia prima per riempire i clubs e le tasche dei professionisti. Senza nascondermi dietro ad un dito devo ahimè aggiungere che in quel periodo proliferò di pari passo anche un altro tipo di “professionismo”, ovvero quello del baro professionista. Le alte somme che possono circolare in questi ambienti hanno sicuramente contribuito alla proliferazione di queste figure che – citando Rounders – “si prendevano un vantaggio sul pollo di turno”. Non dimentichiamo che all’epoca si poteva definire “baro” solo chi veniva beccato con le mani nella marmellata, mentre chi riusciva a sfangarla grazie alla sua abilità era comunque considerato un “professionista” nell’ambiente. Non a caso anche nel film “Regalo di Natale” Abatantuono alla fine dei giochi non si riferisce al celebre avvocato Sant’Elia come baro ma, anche se consapevole di essere stato ingannato, chiede: “Era un professionista vero?”.

Il Professionista del 2000

Nei primissimi anni del nuovo secolo le cose cambiarono considerevolmente. Il Poker Online stava per dare una svolta epocale a quello che fino a quel momento era stato perlopiù un giochino sommerso. Il futuro delle pokerroom infatti necessitava quanto mai di un semplice ingrediente: la pubblicità. La caccia al testimonial d’eccezione era aperta. Il messaggio era chiaro: solo giocando da noi puoi provare a battere il nostro campione e magari un giorno diventare anche più forte e famoso di lui. L’effetto Moneymaker è stato uno dei più clamorosi colpi della storia del Poker: un ragazzotto gioca su PokerStars, si qualifica con 39$ alle WSOP, vince 2,5 milioni di dollari e diventa il nuovo Campione del Mondo di Poker. Da quel momento le WSOP passarono da poche centinaia di giocatori a diverse migliaia di iscritti ogni anno. I nuovi professionisti erano i giocatori sponsorizzati dalle room. Giocatori che in cambio di un logo sulla maglietta e di qualche sorriso ai giornalisti ricevevano uno stipendio fisso più un contratto con tanto di buy-in pagati per le prossime stagioni. I tavoli da poker divennero televisivi, nacquero il World Poker Tour e lo European Poker Tour, ma soprattutto nacquero centinaia e centinaia di nuove pokerroom online, e quasi tutte erano in cerca di nuovi personaggi da trasformare in icone pokeristiche.

Il professionista da Torneo

Il Poker Online non solo ha contribuito alla nascita di questa nuova figura di professionista (che addirittura viene pagato per giocare indipendentemente dal fatto se vinca o perda) ma ha anche forgiato nuovi professionisti che comunque vivono di vincite. Aprire un tavolo cash su internet si può fare da casa e a qualsiasi ora, se ne trovano di tutti i livelli di buy-in, si possono multitablare incrementando le medie orarie, si può fare una selezione del tavolo in modo più semplice. Inoltre è più umanamente concepibile un professionismo fatto anche di soli tornei: multitablare sitandgo è la forma più intuitiva per abbattere di qualche punto percentuale la famosa varianza, ma anche giocare esclusivamente MTT e trarne un sicuro profitto a fine anno per alcuni è diventato possibile, se escludiamo anche i gravosi costi di viaggio e soggiorno necessari prima per giocare dal vivo possiamo anche aggiungere un altro importante ritorno economico a fine anno.

Il Professionista di oggi

Oggi le forme di professionismo sono davvero tante e forse si sta anche un po’ estinguendo quella figura romantica del giocatore che vive di vincite sudate ai tavoli da poker cash. Doyle Brunson faceva anche 70 miglia a sera in macchina in mezzo alla neve per andare a giocare a casa di qualcuno che aveva organizzato una partita per vincere magari “a couple of Grands” (un paio di bigliettoni da mille). Oggi magari il giocatore conosciuto e ammirato può permettersi di vincere poco o nulla col poker giocato e magari guadagnare dalla pubblicità di un profumo.

Come funzionano i contratti con gli sponsor?

Credo di non allontanarmi troppo dalla realtà nel dire che ogni giocatore ha un contratto diverso da quello di un altro. Alla fine è un normale rapporto di lavoro e quindi è naturale che le parti in causa firmino un accordo studiato sulla base delle necessità di entrambi.

Il contratto per così dire standard potrebbe prevedere che per un anno un giocatore vesta i loghi di una pokerroom e si impegni a citarla nelle interviste in cambio di un budget che gli copra alcuni buy-in dei tornei e le spese per i viaggi. Alcuni accordi non prevedono alcuna percentuale sulle vincite, altri una percentuale per esempio del 50%, un altro accordo potrebbe essere del tipo “Ti paghiamo i buy-in e il giorno che vinci ci ridai tutti i costi delle iscrizioni”. I contratti migliori prevedono in aggiunta a questo magari anche uno stipendio fisso, una percentuale delle quote della room oppure un rakeback molto alto (anche il 100%) sui soldi investiti ai tavoli online. Si possono studiare dei contratti su misura di ogni genere e naturalmente più visibilità puoi garantire alla room e maggiore sarà il prezzo che deve pagare per averti. A volte ti regalano anche delle macchine di lusso o ti garantiscono 20 uscite pubblicitarie sui giornali con la tua faccia. Ce n’è per tutti i gusti, a ognuno il suo.

Ma allora qual’è il vero Professional Poker Player?

Facciamoci subito alcune domande: un giocatore che guadagna poco col poker (magari perché gioca poco anche per motivi di tempo) ma che prende uno stipendio per essere sponsorizzato, è un professionista? Una persona ricca che guadagna poco più di quanto investe col poker (oppure perde molto ma comunque un’inezia per le sue tasche) ma che nel frattempo è su tutte le copertine dei giornali di settore è un professionista? Un giocatore che ha vinto (un po’ per bravura ma soprattutto per fortuna) un solo torneo di poker e ha guadagnato con quello lo stipendio di decine di anni di lavoro “normale” ma poi non vince granchè per anni, è un professionista?  Un giocatore che guadagna tantissimo ai tavoli cash ma per sua scelta rimane completamente nell’ombra è un professionista? Una persona che guadagna 1.200 euro al mese di stipendio col principale lavoro e arrotonda altri mille euro al mese giocando 4 ore al giorno a Poker Online è un professionista? Se uno ha vinto 5 milioni di dollari in tre anni ma poi li ha ripersi tutti in sei mesi può essere considerato un professionista? Uno che vince costantemente solo grazie alla table selection e poi spesso perde quando non riesce a trovare il tavolo giusto, è un professionista?

Beh immagino che sia difficile trovare una risposta che metta d’accordo tutti, e finchè non ci sarà la definizione di PPP sul dizionario dovremmo accontentarci di avere una nostra personale idea sul mondo del professionismo. Qualcuno di voi penserà che il vero professionista è solo chi si sappia gestire il bankroll e trarne un profitto sul lungo periodo indipentemente dalle vincite, ma vi assicuro che non è così semplice dare del professionista a chi batte regolarmente il 50NL e dare del fesso a chi si è fumato i 5 milioni di dollari vinti in tre anni ai tavoli High Stakes. Grandissimi campioni hanno guadagnato cifre da capo giro e poi si sono ritrovati a fare la fame per un periodo per poi ritornare a vincere solo dopo anni lontano dai tavoli. Altri sono completamente spariti nel nulla.

Senza calcolare che chi vive in questo mondo spesso si ritrova a vincere/perdere cifre astronomiche tra giochi di casinò, sidebet e scommesse in genere. Le eventuali vincite o perdite in questo caso dovrebbero essere considerate? Ci sono professionisti che vincono 50.000 $ anche se non vanno a premio in un torneo ma magari hanno vinto un Last Longer (una scommessa con un altro giocatore su chi sarebbe durato di più nel torneo).

Questo pazzo mondo del Poker è quanto mai variegato, ve lo assicuro.